Museo etnografico “La Misoun d’en bot”
Museo privato di Chialvetta con circa 1.500 oggetti della vita di un tempo nel vallone dell’Unerzio, visitabile su appuntamento.
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Il museo
Il museo è stato aperto nel 1992 da Rolando Comba e Maria Luisa e raccoglie più di 1.500 oggetti che documentano la vita di un tempo nel vallone dell’Unerzio, in alta valle Maira. Gli oggetti sono stati cercati e riuniti negli anni da Rolando, appassionato fin da bambino di storia e tradizioni.
Al piano terra sono ricostruite le botteghe e i lavori: il calzolaio, il falegname, la produzione di burro e formaggio. Al piano superiore si vedono gli arredi di una casa di montagna usata fino a pochi decenni fa, con attrezzi agricoli, sci e racchette da neve, strumenti da caccia, oggetti per la vinificazione e per il bucato, oltre alla rappresentazione della casa e della stalla.
Da Chialvetta parte il sentiero “LaScurcio”, che collega le borgate del vallone.
Da non perdere
- Circa 1.500 oggetti del vallone dell’Unerzio
- Botteghe del calzolaio e del falegname
- Lavorazione di burro e formaggio
- Arredi di una casa di montagna con sci, racchette e attrezzi
Esposizioni permanenti
- Piano terra: botteghe e lavori – Attrezzi del falegname e del calzolaio e strumenti per la lavorazione del latte.
- Piano superiore: la casa di montagna – Arredi di un’abitazione di montagna con attrezzi agricoli, sci, racchette, oggetti da caccia, per la vinificazione e il bucato.
- Fondazione
- 1992
- Ente gestore
- Rolando Comba (collezione privata, Osteria della Gardetta)
- Visitatori all’anno
- circa 1000
Prezzi d’ingresso e riduzioni
L’ingresso è gratuito.
Ingresso libero secondo una scheda di Museionline.
Accessibilità
Il museo non ha pubblicato informazioni in merito.
Bambini e famiglie
Il portale della valle Maira lo descrive come una scoperta piacevole anche per i bambini.
Come arrivare e parcheggio
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Servizi e ristorazione
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Eventi e affitto spazi
Il museo non ha pubblicato informazioni in merito.
Pianifica la visita
| Informazioni utili | Le visite si organizzano telefonando all’Osteria della Gardetta, che gestisce il museo. |
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